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DIPENDENZA, quando il bisogno diventa patologico

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6 Feb

DIPENDENZA, quando il bisogno diventa patologico

Come accennato nell’articolo precedente, la nostra vita è costellata da bisogni (sia fisiologici che psicologici) ed il nostro organismo tende quindi a soddisfarli per tornare ad un equilibrio (definito omeostasi), mantenendo il benessere. La dipendenza, però, tende a produrre un’alterazione del comportamento che, da semplice tendenza ad esaudire i propri bisogni, diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che portano a sfociare nella condizione patologica. Per questo motivo, l’individuo dipendente tende quindi a perdere la capacità di un controllo sull’abitudine. 

L’etimologia della parola “dipendenza”, che significa appunto “pendere da”, denota la situazione di totale instabilità propria dell’essere appesi a un qualcosa ed indica la totale opposizione al concetto di stabilità, di equilibrio e quindi di omeostasi. Le dipendenze possono essere Fisiche (e quindi si dipende da un qualcosa che altera il nostro stato Biologico) o Psicologiche (le quali alterano quindi i nostri comportamenti e pensieri). Si può dipendere patologicamente dal cibo (bulimia, dipendenza da zuccheri, disturbo da alimentazione incontrollata), da sostanze stupefacenti (tossicodipendenza o alcolismo, caffeinismo e tabagismo), dal sesso (dipendenza sessuale, pornografia, masturbazione compulsiva), oppure da comportamenti che hanno a che fare con il gioco (gioco d’azzardo patologico), shopping (shopping compulsivo), televisione, internet e videogame. Il fatto è che spesso le dipendenze fisiche tendono a presentare anche componenti psicologiche (ad esempio mangio sia per il bisogno fisiologico che per l’effetto consolante), ma anche le dipendenze psicologiche possono avere tratti fisiologici, in quanto si ripercuotono sul sistema endogeno della ricompensa e quindi sulla produzione di dopamina; in poche parole, quindi, comunque io agisca, attuo un comportamento che mi scatena piacere neurale. Inoltre, il guaio delle dipendenze è la loro capacità di produrre assuefazione: in parole povere, si ha bisogno di dosi sempre maggiori di quella sostanza/comportamento per provare lo stesso piacere poiché con l’iterazione della dipendenza si sviluppa tolleranza a ciò da cui dipendiamo.

Infine, se volessimo smettere dovremmo fare i conti con l’astinenza, lo stato di insoddisfazione e malessere dato dalla mancanza dell’assunzione di una certa sostanza o dell’interruzione di un certo comportamento. Vista la complessità della materia relativa alle dipendenze, i criteri per diagnosticare questa patologie sono variati molto nel corso degli anni. Recentemente, ci si approccia ad esse come vere e proprie ossessioni/compulsioni tenendo conto anche dell’impulsività come criterio discriminante. La terapia di cura consiste nel produrre l’astinenza in modo graduale e aiutare il dipendente ad affrontarla sia psicologicamente che farmacologicamente, nel caso di stati più gravi. Per la dipendenza psicologica, invece, si tende ad affrontare l’oggetto dell’ossessione e si tenta di ridurlo, in modo da capire le cause sottostanti questo desiderio “malato”.

Editor Niccolò Fallani Graphic Designer Federica Narducci

 

Edoardo
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