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Dangerous Beauty - savageblender

Dangerous Beauty

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23 Gen

Dangerous Beauty

Nello scorso articolo si parlava dell’utilità della bellezza a livello evolutivo e si è notato già dalla definizione stessa del termine, come essa emanasse emozioni positive e appaganti.

Questo è vero fino a che la bellezza non diventa una patologia, e questo accade nel Disturbo da Dismorfismo Corporeo, precedentemente definito come dismorfofobia ( letteralmente “paura di avere una forma distorta”).

Poiché generalmente tutto ciò che è legato alla bellezza viene considerato frivolo e superficiale, anche questa malattia ha suscitato scarso interesse fino ad oggi, in quanto sottovalutata nella sua gravità e diffusione. Ad oggi invece, vuoi per l’aumento della popolazione, vuoi per i canoni estetici sempre più pretenziosi e stringenti, questo disturbo è diventato degno di nota.

Nel DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) lo si inserisce tra i disturbi ossessivi compulsivi, cioè tutti quei disturbi generati da un pensiero invadente che si ripercuote sulle azioni e sul comportamento.

I criteri per identificare il Dismorfismo Corporeo sono:

  • La Preoccupazione per uno o più difetti o imperfezioni percepiti nell’aspetto fisico che non sono osservabili o appaiono agli altri in modo lieve, essenzialmente questo criterio discrimina il disturbo dalla sofferenza per un’oggettiva deformazione estetica.
  • La presenza durante il decorso del disturbo di comportamenti ripetitivi (ad esempio, guardarsi allo specchio; curarsi eccessivamente del proprio aspetto; stuzzicarsi la pelle; ricercare rassicurazioni continue) o azioni mentali (ad esempio, confrontare il proprio aspetto fisico con quello degli altri) in risposta a preoccupazioni legate al proprio aspetto.
  • Il disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti dato da tali preoccupazioni.
  • La preoccupazione legata all’aspetto non è giustificata da preoccupazioni legate al grasso corporeo o al peso in un individuo poiché in tal caso si parlerebbe di un disturbo alimentare.

Praticamente in questi soggetti, si presenta una sofferenza invalidante legata alla bellezza esteriore, in cui catalizzano tutto il proprio disagio interno e l’insoddisfazione verso sé stessi. Vi è una grave discrepanza tra la percezione del proprio sé corporeo rispettò al sé ideale, forgiato dai canoni estetici della società o personali di bellezza.

Questo disturbo apparentemente superficiale si ripercuote oltre che sull’esteriore anche sull’autostima come persona e distrugge il valore che l’individuo attribuisce a sé stesso.

Il disturbo sembrerebbe avere una prevalenza di punto compresa tra lo 0,75% e il 2,4%, l’età media di esordio sono i 16 anni ed è più comune tra le donne rispetto agli uomini. Nelle prime il disagio deriva dall’insoddisfazione per forma e grandezza del seno, per le natiche e per il naso, mentre negli uomini le parti ritenute più critiche sono forma e grandezza dei genitali, la muscolatura e le calvizie.

Il fatto che questo disturbo sia sottovalutato e a volte ignorato dall’individuo stesso deriva dal fatto che per tentare di risolvere il proprio malessere, i soggetti dismorfofobici ricorrano alla chirurgia estetica.

Ma essendo una sofferenza di tipo psichico e profonda, di rado la prima operazione porta il sollievo sperato, creando casi di veri e propri circoli viziosi di chirurgie correttive che non porta mai al benessere ma peggiora soltanto la situazione clinica.

Sarebbe per questo opportuno valutare sempre le intenzioni di un paziente che richiede un intervento di chirurgia estetica per capire se si tratta di sana vanità e voglia di piacersi di più o un disperato tentativo di sfuggire da una psicopatologia.

Fate attenzione alla bellezza, sa regalare gioia tanto quanto fare male!

Erditor Niccolò Fallani Graphic Designer Federica Narducci

Edoardo
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