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Altruismo o Egoismo Sublimato?

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7 Dic

Altruismo o Egoismo Sublimato?

Altruismo, che piacevole parola.

Da sempre, per chiunque e in ogni cultura, l’Altruismo è una delle qualità umane più apprezzate. Nel gergo comune, per “altruista” (parola derivata dal termine latino alter, altro) si intende una persona che dona agli altri, che agisce per il bene di un terzo senza pretendere qualcosa in cambio. In questo periodo natalizio lo si può quasi annusare nell’aria, la generosità è tangibile e la voglia di donare risiede un po’ in tutti i nostri cuori. Ma cos’è che spinge l’essere umano a compiere comportamenti altruistici? C’è, alla base di questo comportamento, un motivo psicobiologico per cui un individuo dovrebbe donare sé stesso, il proprio tempo o le proprie risorse a qualcun altro senza ricevere niente in cambio? In psicologia, nulla avviene per caso. Il concetto di “bene” e di “male” in realtà non esiste, ma ha soltanto una connotazione funzionale o disfunzionale. Perciò, l’ipotesi utopica e melensa che l’altruismo sia motivato puramente dalla bontà d’animo, non regge! Secondo l’ottica evoluzionistica (o darwiniana), si può pensare all’altruismo come ad un “egoismo familiare” ossia un comportamento di aiuto e solidarietà verso i propri familiari o verso il proprio gruppo di appartenenza, al fine di difendere il proprio patrimonio genetico. Secondo la teoria della “selezione parentale” quindi, la salvaguardia dei miei simili ha senso poiché sono parte di me: se li aiuto a tutelarsi, posso star certo che faranno lo stesso per me. Questo, però, non spiega i comportamenti altruistici nei confronti di sconosciuti non appartenenti al nucleo familiare. In campo neurologico invece, si è osservato che, in risposta ad un’azione altruistica, la nostra area celebrale reagisce secernendo dopamina (l’ormone responsabile del piacere). In parole povere, questo significa che il nostro cervello “gode” nell’aiutare gli altri.

Che sia per provare piacere, dunque, che l’essere umano è altruista? Questa spiegazione aprirebbe le porte all’edonismo, ma come si può motivare a livello sociale questo “piacere altruistico”?

Ebbene, l’altruismo rientra tra quei comportamenti chiamati ProSociali, i quali producono beneficio ad altri senza una motivazione o secondo fine, ma dove l’appagamento che se ne trae è puramente un fatto intimo e personale. Le ragioni “interne” per cui si è altruisti sono svariate: quando si dona o ci si “comporta bene” con gli altri lo si può fare sia per un credo o una religione di appartenenza sia per apparire bene e innalzare il proprio valore agli occhi di altri (fenomeno detto di Desiderabilità Sociale) sia per se stessi, quando si vuol essere in pace con la propria coscienza. In considerazione di ciò, si può affermare che si dona sempre per un motivo, spirituale o materiale che sia. In conclusione, quindi, il cervello umano ha appreso durante l’evoluzione che quando si dona, si fa del bene in modo disinteressato o si è gentili, si è socialmente apprezzati. Questo scatena in noi quell’euforia dopaminergica poiché sappiamo che, in un modo o nell’altro, verremo premiati.

Sta di fatto che, nonostante ci sia un motivo o meno, alcune persone danno la vita propria per quella degli altri e questo dovrebbe bastare. Dovrebbe bastare per seguire il loro esempio e per cercare di essere migliori ogni giorno che passa. Datemi retta, vi sentirete brave persone!

Editor; Niccolò Fallani Copyright; Federica Narducci

Edoardo
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