Maria Laura Matthey

savageblender / Beauty  / Maria Laura Matthey
31 Gen

Maria Laura Matthey

Intervista a cura di Federica Spaccialbelli

Maria Laura Matthey: artista, dermopigmentista, mamma in carriera e donna FUORI CLASSE.

  • Maria Laura vuoi parlarci un po’ di te? Come ti è venuta questa passione? Quanti anni sono che operi in questo settore?

È una passione che coltivo fin da bambina, alle elementari mi chiamavano “la bimba degli occhi” perché mi piaceva disegnarli ovunque nel diario, alla lavagna, sui banchi. 

Devo dire poi, che penso di essere nata nella famiglia giusta: mia madre Liliana Paduano è tutt’ora una famosissima icona della bellezza e dell’estetica in Campania e mio fratello, Carlo Matthey, è l’imprenditore che la gestisce con grande successo: l’unione fa la forza! Senza di loro non sarei nulla. 

Spesso passavo i miei pomeriggi nello studio di mamma dopo scuola e la osservavo, ero incantata, aveva un grande talento nel trasformare le persone e restituire nuova luce, e la gioia, la bellezza e il nutrimento che ne traeva lei di conseguenza poi…mi affascinava.

A 17 anni, frequentavo l’ultimo anno di liceo, e visto che in Italia non esisteva ancora un metodo naturale decisi di frequentare un corso presso la scuola parigina Carol Frank. L’intenzione era quella di tatuarmi le sopracciglia perché sono la mia passione e le considero da sempre come le protagoniste assolute della bellezza estetica espressiva del volto: un connubio perfetto tra forma pura e contenuto. 

  • Secondo la tua esperienza come è cambiato il concetto di bellezza femminile e maschile?

 

Avere un aspetto dignitoso è diventato un diritto e un dovere da parte dell’essere umano in generale. Alterare la natura, cercando di inseguire a tutti i costi uno stereotipo è sbagliato ma ricorrere a delle strategie estetiche per conservarsi bene e rappresentare così il massimo del proprio potenziale estetico è quasi necessario per esaltare l’unicità della natura che si esprime attraverso di noi.

  • Quali sono i consigli che daresti a chi vuole sottoporsi ad un trattamento di microblading o trucco permanente?

 

Alle ragazze che intraprendono questo percorso mi sento di augurare il meglio, di vivere quello che vivo io ogni giorno. Lavorare sui dettagli, farlo con tanta pazienza e dedicarsi con disciplina ai propri clienti ti migliora come essere umano. Questo però non è tutto perché la cosa più bella del nostro lavoro è avere nelle mani uno strumento che può migliorare la qualità della vita di un altro essere umano. Questa è la mia intenzione, questa la mia ricerca estetica. A volte rimuginiamo troppo sui nostri problemi isolandoci dal resto. Concentrare le mani e la mente su un’altra persona, rendendola felice ci dà comunque l’idea di aver fatto un passo avanti anche nella nostra vita…è una terapia molto efficace a volte meglio della meditazione. 

  • Cosa consigli alle ragazze/i che vogliono intraprendere questo percorso formativo?

 

Il consiglio è di sottolineare la bellezza estetica attraverso lo sguardo, l’espressione. Non c’è bellezza senza contenuto, l’involucro è vuoto senza un concetto che lo anima: la bellezza fine a sé stessa è noiosa, sterile. Il mio lavoro esalta la sensualità, la fierezza, la vitalità, la dolcezza e l’armonia. Il linguaggio delle forme trasferisce le proprie caratteristiche agli elementi comunicativi del volto e questi a loro volta animano le forme di significato. Il risultato? Una potenza estetica che non conosce rivali.

  • Cambiamo argomento. Come fai a coniugare vita privata e lavoro? So che hai anche una meravigliosa bimba di 3 anni.

 

Ho una bimba meravigliosa di 2 anni mezzo, partorita a 39 anni. Non è stato facile perché ero nel picco massimo della mia carriera ma ho lavorato fino al giorno prima di partorire, ho fatto un parto naturale di 4,300 kg e ho allattato per quasi 1 anno tornando a lavorare ad una settimana dal parto. Prima di diventare mamma abitavo a Posillipo dove vedevo ogni giorno un panorama mozzafiato, oggi per questione logistiche di tempo abito ad un minuto dal mio studio. Non c’è giorno che io non torni a casa almeno una volta anche solo per vederla. Cerco di portarla sempre con me durante le mie trasferte in altre città, che sia per un congresso, per dei corsi o semplicemente per lavorare, mia figlia ha già preso tante volte l’aereo. Insomma mi sono decisa tardi ma cerco di essere “professionale” anche nel mio ruolo di mamma. I figli sono una gioia immensa e io da donna matura ne sono forse troppo consapevole.

  • Maria Laura tu ti sei occupata spesso di beneficienza. Puoi parlarci delle tue iniziative? Quando ci sarà il prossimo evento?

La beneficenza se così vogliamo chiamarla, fa parte di una ricerca estetica personale che di riflesso illumina anche gli altri. La bellezza viene da dentro e a volte regalare un sorriso è un trattamento estetico che non conosce rivali. Il segno perfetto se non supportato da un coinvolgimento emotivo non arriva a toccare le corde profonde del cambiamento, che è quello di cui hanno principalmente bisogno queste pazienti particolari. La gioia dell’estetica della forma si invece, insieme rendono il risultato più forte, più potente. Ho sempre offerto gratuitamente il mio servizio alle persone che ne hanno bisogno (pazienti oncologiche, con l’alopecia, bruciate, con cicatrici visibili ecc.). Mi sembra il minimo che io possa fare per dimostrare a modo mio l’immensa gratitudine che provo a fare ciò che amo e l’immenso beneficio che ne traggo: sapere di avere migliorato e allietato la sofferenza altrui rende bella anche me. Il mio supporto è sempre stato un supporto “fai da te” solo recentemente ho organizzato un evento no profit con un impatto pubblico spaventoso. L’evento è stato ospitato dal Rotary e si chiama “Noi ci siamo” e molti professionisti offrivano i loro servizi alle donne metastatiche al seno. La mia personale fonte di ispirazione, oltre alla grande energia che queste forti donne trasmettono, è racchiusa nell’eccezionale figura di uomo e medico, il chirurgo plastico Vincenzo Argenzio. Professionista impeccabile, che mi ha guidato in questa nuova e grande avventura che conto di proseguire sempre sotto la sua ala.

 

  • Ultimissima domanda. So che ti occupi di mostre d’arte nelle quali il filo conduttore sono gli occhi e lo sguardo. Come ti è venuta questa idea? Quante opere hai realizzato? Quando ci sarà la prossima mostra?


Quando ho incominciato a capire che la migliore forma se non supportata da uno stato emotivo non riusciva a darmi lo stesso risultato allora ho cominciato a studiare questo processo solo con il mezzo fotografico. Nel 2005 frequentavo spesso gli Stati Uniti, soprattutto le città di New York e Miami. Infatti a New York ha avuto luogo la mia prima mostra ed ero allieva sporadica di una scuola d’arte: the American Studie’s League, che organizzava workshop per studenti stranieri, mentre a Miami oltre ad avere tanti amici adoravo partecipare all’Art Basel. Durante questi viaggi ero sola e mi mancava un po’ di socializzazione, ero a corto di energie che generalmente ricavo migliorando la qualità della vita degli altri grazie al mio lavoro e quindi mi divertivo a fermare la gente per strada facendo loro un complimento spontaneo per poi fotografarli. Lo scatto quindi non era mai rubato ma condiviso, metteva in mostra il lato migliore delle persone abbellite dal loro stesso entusiasmo e dal potere, appunto, della condivisione. Oggi un’intera parete di ritratti “sorridenti” è esposta allo studio Perillo, studio di un famoso collezionista napoletano, il dentista Achille Perillo, che insieme alla figlia Vera, sono miei grandi amici e sostenitori. Dopo questa fruttuosa esperienza americana, la mia ricerca si è evoluta e ho concentrato la mia focalizzazione ancora più nel dettaglio e ho iniziato a fotografare solo occhi dal 2013 al 2016. Questa volta è stata Londra la culla di questo progetto, città in cui ho vissuto e lavorato per almeno 3 anni, realizzando sull’argomento “occhi”, almeno 10 mostre e un libro, collezionando 3000 occhi fotografati per strada, dal titolo “Belvedere” e una mostra al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli, un museo di arte contemporanea, dove ho portato in mostra più di 365 occhi esposti su un materiale a specchio che si chiama D-Bond. L’installazione di 35 metri quadrati ritraeva molte mie clienti che conservo da sempre gelosamente nel mio archivio e che sono venute a cercare il proprio ritratto alla mostra. In seguito, sono stata in Africa, un viaggio molto importante per me, personalmente e artisticamente. Fotografando i bambini del posto mi sono resa conto, nel lavoro di post produzione, negli occhi c’era un riflesso, c’ero io, mia madre e il prete che mi accompagnava in questa missione. È venuta fuori così una collezione di 12 occhi africani che si chiama “Lost in Wonder”, grazie anche alla luce stupenda dell’Africa e agli occhi enormi di quei bimbi. Tre di queste opere sono state comprate da Contini UK, un importante galleria di Londra. La storia dell’occhio come specchio dell’ambiente mi ha ispirato per un’altra collezione di oltre 500 riflessi che si chiama “Punti di vista”, presentata a Spoleto Arte. Per questa collezione sono volata in India, alla ricerca di occhi più profondi, ho cercato addirittura di organizzare il riflesso con delle farfalle e cercando delle location adatte, tra i bimbi negli orfanotrofi e tra i mendicanti per strada che ho cercato di coinvolgere anche con un cadeau personale. La beneficenza, come vedi, fa parte anche del mio percorso artistico, durante i miei viaggi e nel mio stesso studio ho spesso “adottato” dei senza tetto facendo loro delle foto, ovviamente remunerate, per non fare una carità fine a se stessa. Questo gesto mi ha permesso di documentare quanto l’imput estetico di chi è costretto ad assumere una dignità estetica, a causa di uno scatto fotografico possa in realtà incidere sullo stato emotivo. Questi miei amici, si sono sentiti meno depressi e io sono riuscita a vedere il bello anche dentro e fuori di loro.

Adesso sto preparando una mostra, dove gli occhi e più in particolare l’iride di 55 artisti anche di fama internazionale (Steve McCurry, Martin Schoeller, Al Di Meola, Gary Baseman e tra tutti il mio mentore, Mimmo Jodice grandissimo fotografo napoletano di fama internazionale che mi ha accompagnato nel mio percorso artistico) non fungono più da specchio, ma da proiezione del talento, dell’anima. E quindi qui arrivo alla frase anche a te molto cara FEDERICA, gli occhi sono lo specchio dell’anima.

Edoardo
No Comments

Rispondi