XXIV Maggio

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4 Giu

XXIV Maggio

Il 24 maggio 1915 l’Italia annunciò la sua entrata in guerra, in quella che era già chiamata la grande guerra, e che sarebbe diventata la prima guerra mondiale. Ma come si giunse a questa situazione? Un anno prima, il 28 luglio 1914, c’era stato l’attentato all’arciduca austriaco a Sarajevo, compiuto da uno studente Serbo. Le relazione tra i due paesi erano già tese e ciò portò ad uno scontro sul piano militare. Si formarono così la triplice alleanza, formata da Impero Austro-ungarico , Germania e dove ,inizialmente, era collocata anche l’Italia e la triplice intesa, formata da Gran Bretagna , Francia e Russia. Allo scoppiò della grande guerra l’Italia dichiarò di voler rimanere neutrale , pur facendo parte dell’alleanza .Tuttavia, l’anno successivo, anche l’Italia entrò in guerra, ma cambiando rapidamente schieramento( mossa di cui, noi italiani, siamo sempre stati viziati!) ed, entrando a far parte della triplice intesa, dichiarò guerra all’impero austro-ungarico. Questa serie di eventi era la conseguenza di un intenso piano diplomatico offerto dall’intesa, che con il trattato di Londra del 3 maggio, ottenne il favore degli italiani, che avrebbero cambiato schieramento e si sarebbero impegnati, entro un mese, ad approntare le operazioni militari. Il posto dell’Italia nell’alleanza venne preso dall’Impero Ottomano. Così, il 24 maggio 1915 Dal Forte Verena, sull’altopiano di Asiago, parte un primo colpo di cannone verso le fortezze austriache situate sulla Piana di Vezzena: l’Italia inizia ufficialmente le operazioni militari nella prima guerra mondiale. Il piano dell’esercito italiano, sotto il comando del generale e capo di stato maggiore Luigi Cadorna, prevedeva un atteggiamento difensivo nel settore occidentale, dove il Trentino costituiva un caposaldo nell’Italia settentrionale, e un’offensiva a est, dove si poteva contare di incanalarsi verso il cuore dell’Austria. Dopo aver occupato il territorio di frontiera, il 23 giugno gli italiani lanciarono il loro primo assalto alle postazioni fortificate austro-ungariche, attestate lungo il fiume Isonzo: gli scontri continuarono fino al 7 luglio, ma a dispetto della superiorità numerica gli attaccanti non conquistarono che poco terreno al prezzo di molte perdite fra gli effettivi. Lo schema si ripeté identico a metà luglio, e poi ancora in ottobre e novembre: ogni volta gli assalti frontali degli venivano respinti dalle truppe ausriache attestate sul bordo dell’altopiano del Carso, che sbarrava agli attaccanti la via per Gorizia e Trieste.
Ci vorranno altri 3 anni, il cambio del comandante di stato maggiore, un ingente bagno di sangue e profonde ferite, anche morali, che i reduci porteranno con se per tutta la vita, affinchè l’Italia possa dichiararsi vincitrice della prima guerra mondiale e sedere al tavolo con gli alleati, per il trattato di Versailles.

Editor Michele Bianchini Graphic Designer Elia Manta

Edoardo
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